Racconto di Inbal Kashtan; Tradotto per la comunità italiana da Tanya Jones
Quando mio figlio aveva tre anni e mezzo, i nonni vennero a trovarci e dormirono in una stanza al piano terra. Verso le 8 del mattino, mio figlio iniziò a battere un bastone sul pavimento al piano di sopra. Gli dissi che temevo che quei rumori li svegliassero e che avrei voluto che potessero riposare quanto desideravano, e gli chiesi se fosse disposto a smettere di battere o a battere sul divano.
Lui ha rispose: “Non voglio, ma sono disposto a farlo”.
Gli chiesi: “Come mai non vuoi?”
Lui rispose: “Perché non sveglia me!”
Allora gli chiesi: “E come mai sei disposto a farlo?”
Lui rispose: “Perché voglio tener conto di te”.
Ha quindi posato il bastone, senza alcun senso di risentimento o rabbia che le persone spesso emanano quando fanno qualcosa contro la loro volontà. Gli ho espresso la mia gratitudine per aver soddisfatto la mia richiesta di collaborazione, e abbiamo proseguito con la nostra mattinata.
Nella maggior parte dei miei workshop, quando condivido questa storia, qualcuno dice immancabilmente: “Ma certo, tuo figlio sapeva bene che se non avesse fatto ciò che gli chiedevi gli avresti tolto il bastone! ” “No,” rispondo. “Non gli avrei tolto il bastone. Anzi, credo che proprio perché mio figlio sapeva che non gli avrei fisicamente tolto il bastone, fosse disposto a posarlo anche se non era quello che voleva”
Credits
Articolo originale https://inbalkashtan.org/parenting-with-nvc/
